
Ieri ho preso gli amici della mia palestra, il mio personal trainer, quelli del suo gruppo OCR, la mia sorellina @valebauli e ci ho vestiti a festa, con una maglietta a tema, per fare gruppo, per fare famiglia, per stare insieme.
Il mio obiettivo per il Pride, quest’anno, era fare una cosa del genere: creare un’entità collettiva che prendesse posizione pubblicamente a favore della comunità queer, qualcosa che non fosse un’associazione LGBTQ+ e che non fosse composta solo da persone LGBTQ+. Fare rete, espanderci, accogliere e portare nuova gente, nuove energie.
È questa la mia idea di comunità.
È questo il mio attivismo.


In una stagione dei Pride sempre più orientata agli sponsor – che servono, per carità – a me fa piacere portare la gente comune, e lanciare il messaggio che ehi, tu, proprio tu, anche tu puoi venire.
Quindi grazie alla famiglia che mi sono scelto e che mi ha accompagnato ieri per strada, al mio PT e amico e fratello @rici.trainer, alle mie sorelle @itscerchio e @anna.m.schirru, a @valebauli di nuovo, a @lollapozzi e @aurora.turtas che ci sono sempre e a tutti i compagni che ho incontrato al corteo. Al @grip.lab che mi ha fatto conoscere persone meravigliose, al @lopozcagliari che è il mio rifugio.
Tre Pride fa mi sembrava impossibile sfilare senza piangere. E anche ieri mattina mi sembrava impossibile farcela. E invece, eccomi qua: è questo che fa la comunità.

