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Enrico Turbomicio M______ e la social ingegneria: una storia di cyberbullismo e manipolazioni fra Bluesky, l’ei fu Twitter e i siti personali d’essai

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Partiamo dal titolo. Se dovessi seguire gli stessi principi di oneuppance / comeuppance – e le stesse intenzioni comunicative – del post di Turbomicio e della sua dinamica di pubblicazione, il nome di Enrico sarebbe per esteso. Così come questo post sarebbe farcito di altri elementi che lo avrebbero reso riconoscibile nel tentativo di cagionargli un danno.

“Gattonero” e “Claudio Mastroianni” sono la stessa persona, lo sono espliticamente e lo sono da decenni, e il pubblicare un lungo essai al di fuori della piattaforma social di Bluesky – in cui questa storia sta avvenendo – con il mio nickname nel titolo e ripetuto più volte nel testo ha lo scopo esatto di estendere il campo d’influenza della vicenda, renderla linkabile e permanente e “fare più danni”. Non è un caso che l’articolo sia stato scritto e tenuto da parte per essere pubblicato al momento opportuno, in maniera punitiva, come rivela Turbomicio stesso:

L'ho scritto e tenuto in bozza, non serve fare chissà che voli pindarici leggendo il codice.E curati.

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-09-26T16:58:44.350Z

Io però non sono quel tipo di persona, e il titolo di questo post è a testimonianza della cosa. Potrei fare, saprei come fare, e decido di non farlo. Questo mi pone, ahimè, a un livello morale più alto del suo. Come scrive Turbomicio nel suo lungo post, sto compiendo a tutti gli effetti una “riaffermazione della mia posizione morale”. Stavolta sì. Deal with it.

Detto questo, andiamo avanti.

Premessa

Prima di passare al contesto, una breve premessa: è importante farlo – comprendere il contesto, appunto – per due ragioni parallele e interconnesse:

  • Inquadra il mio comportamento e le mie azioni, inquadra il comportamento e le azioni degli altri protagonisti di questa vicenda.
  • Fornisce un elemento fondamentale di valutazione che Turbomicio accuratamente e volutamente decide di non mostrare, perché non coerente con lo spin che sta provando a costruire.

Nella sua analisi, Turbomicio prima isola le mie azioni e le presenta come totalmente estemporanee (“dopo due mesi di silenzio totale”, “dopo che chiunque altro nella vicenda aveva ragionevolmente considerato la questione chiusa” – da sottolineare come Turbomicio si elevi a conoscitore dei pensieri di Chiunque Altro™, e Giudice di Ragionevolezza™). Poi riempie il vuoto che lui stesso ha generato con motivazioni dietrologiche che costruisce lui, accuratamente, e mi assegna (lo spin di cui sopra).

È una dinamica importante da raccontare, perché è ripetuta e costante (insieme al Doppio Standard di cui parleremo dopo). Turbomicio sposta i pezzi in base alla funzione che vuole attribuirgli: prima e dopo, cause e conseguenze, azioni e reazioni. Svuotando la vicenda del contesto, la riempie di intenzioni che possono apparire verosimili perché non contraddicono quello che non viene raccontato.

Contesto

Il contesto, dicevamo:

  • Bluesky è un social network popolato sostanzialmente da transfughi da Twitter (ora X), e come tale se ne porta dietro le stesse community, lo stesso storico e le stesse dinamiche (tossiche o non tossiche).
  • Fra queste community, quella gay maschile ha trovato su Bluesky un terreno molto fertile, grazie soprattutto alla diversa gestione del porno che ha dato sfogo alle tendenze esibizioniste della maggioranza di chi ne fa parte.
  • Nel 2015, sono stato vittima su Twitter di un caso di cyberbullismo abbastanza articolato. È stata una pagina sufficientemente dolorosa della mia vita, con tutte le conseguenze del caso.
  • Quegli stessi cyberbulli, così come gli spettatori di quanto accaduto all’epoca, sono traghettati su Bluesky in maniera più o meno attiva.
  • Prima Twitter, e ora Bluesky, si portano dietro un po’ di meccanismi comportamentali – chiamiamole “dinamiche della folla” – che si intrecciano con aspetti psicosociali tipici della comunità gay maschile, roba di cui ho provato a parlare proprio su Bluesky partendo da quanto sto vivendo.

Credo sia passato sufficiente tempo dall'autosospensione del mio account per fare un'analisi a freddo. È l'unica cosa che rimarrà qui sopra. Un testamento, un monito, un consiglio: fate voi.Il tema è la comunità gay italiana sui social e la sua tossicità, trasportata indenne da Twitter a Bluesky.

— Gatto Nero (@gattonero.click) 2026-09-14T01:05:26.882Z

Cronologia sommaria* dei fatti (che però non è il fulcro del problema)

* = gli screenshot mostrati da qui in poi sono stati raccolti nel tempo, a volte mostrano una “data relativa” che non corrisponde all’attuale

  • Sono arrivato su Bluesky intorno alla fine del 2024, in una fase tutto sommato ancora di costruzione della community italiana sul social.
  • I due anni successivi si sono svolti con la classica routine delle comunità social: scambi di opinioni più o meno accese, antipatie, simpatie, qualche scontro, qualche battibecco, battute, auguri, complimenti, sostegni emotivi reciproci, etc. In poche parole: normale amministrazione. Andiamo quindi avanti veloce.
  • Intorno a inizio luglio 2026, mi rendo conto di non seguire Fauci78, un account abbastanza attivo che avevo incrociato spesso su Bluesky: avendoci interagito in varie occasioni – complimentandomi per le sue produzioni in stampa 3D, mettendo like a qualche foto col compagno, parlando del suo gazebo, parlando di piante, etc – decido di seguirlo.
  • Circa una settimana dopo, incrocio un reply di Fauci che utilizza una gif con protagonista Elenoire Ferruzzi, personaggio problematico di cui come comunità avevamo parlato pochi giorni prima. Rispondo con una battuta decisamente innocua, chiedendo ironicamente se fosse già finita la fase di “cancellazione” della Ferruzzi, e se avessimo già ricominciato a considerarla un riferimento culturale.

Da qui in poi, si parte.

Fauci mi blocca – azione lecita per quanto decisamente sproporzionata. Poi pubblica questo:

Io pubblico sul mio profilo lo screenshot della notifica del blocco e ci scherzo su, sottolineando di nuovo la sproporzione della scelta così come l’assoluta innocuità della mia battuta.

Nel frattempo, usando un mio side account, cerco di capirci di più. E scopro, andando a ritroso, che una settimana prima, di fronte al mio seguire il suo account, aveva risposto pubblicamente così:

Qui, dal mio punto di vista, si supera il lecito e si scade nel gratuito.

Ognuno ha ovviamente il diritto di fare quello che vuole con la propria vita, compresi i propri account social. Ma – e qui faccio un discorso generale e per me sempre valido – tutto questo deve avvenire secondo alcune regole basilari di convivenza civile, che sono:

  1. La libertà di fare non ti esime dalle valutazioni sul tuo operato. “Posso fare quello che voglio” non vuol dire che tu possa pretendere di non essere giudicato per le tue azioni (giudizio del quale, ovviamente, sei libero di fregartene).
  2. La libertà di fare si ferma nel momento in cui produci un danno a qualcun altro, soprattutto se vuoi farlo.
  3. La libertà di fare deve avere un minimo di ancoraggio alla realtà e un vago accenno di razionalità.

Fauci78 ha il diritto di trovarmi antipatico e bloccarmi, ma: se io non ti ho fatto niente ho il diritto di considerarti uno stronzo (regola 1); se lo trasformi in una umiliazione pubblica e in un insulto pubblico, mi cagioni un danno (regola 2); se io non ti ho fatto nulla ma anzi ho avuto interazioni positive nei tuoi confronti, sei pazzo (regola 3).

La totale disconnessione fra il mio comportamento (mi complimento con i tuoi lavori, non ti insulto né ti ignoro, metto like alle cose carine che condividi) e la sua reazione (mi blocchi, mi chiami “Giancazzo”, mi insulti pubblicamente), per quanto mi riguarda, sono il segno di trovarmi di fronte a una persona cattiva – perché fa del male in maniera gratuita – e psicopatica – perché è convinto di vedere cose che non esistono.

Questa è una mia valutazione personale, che chiunque è libero o meno di condividere. L’ho scritta su Bluesky, e mi sono visto aggredire da chi invece non aveva avuto nulla da dire su quanto era stato detto a me.

E qui arriviamo al fulcro problema.

Il fulcro del problema: una comunità che considera accettabile aggredire in gruppo qualcuno

Che Fauci78 mi trovi o meno simpatico, mi segua o mi blocchi, e addirittura che lo dica pubblicamente frega tanto e non quanto. Lui dice la sua, io dico la mia, 1-1 palla al centro.

Il problema è tutto il circo che si è immediatamente generato, partito addirittura una settimana prima che me ne accorgessi (all’epoca del famoso post su “Giancazzo”). E che è poi proseguito con velocità e coinvolgimento esponenziale nel momento stesso in cui me ne sono reso conto.

Non è stato un 1 contro 1, perché l’esternazione di Fauci – che non era neutra né sufficientemente vaga da non portare a immediate domande private sul chi fosse questo Giancazzo di Bluesky – ha subito visto una serie di like, commenti e post collaterali che hanno generato altri like, commenti e post collaterali, in una dinamica che si è allargata a macchia d’olio, sempre più velocemente, man mano che questa vicenda andava avanti nel tempo.

Qui entra in gioco il contesto di cui sopra, e una certa disparità percettiva. Chi agisce in queste situazioni di gruppo tende a vedere comunque le proprie azioni in ottica individuale (1 contro 1: “è solo un like”, “è solo un post”, “è solo un retweet”, “è solo una battuta”); chi le subisce, invece, riceve queste azioni tutte assieme e non ha il tempo di gestirle signolarmente, con un effetto riverbero in cui ogni singola azione potenzia l’effetto delle altre. Immaginatevi a ricevere un piccolo taglio sul braccio, poi un altro, poi un altro, poi un altro: chi le fa pensa di farvi giusto un taglietto, intanto però siete dissanguati.

Al lavoro sono un mix di bias cognitivi noti e studiati dalla psicologia sociale, come il self-serving bias, l’asimmetria attore-osservatore, e l’intergroup empathy gap.

Questo post è già lunghissimo, e si potrebbe ancora andare avanti analizzando i vari aspetti, attori protagonisti e co-protagonisti: meglio chiudere questa parentesi, anche se ci sarebbe molto altro da dire.

Chiudo dicendo solo questo: il “tutti tanti contro uno” è una situazione che mi ha sempre fatto drizzare le antenne, anche quando non mi vedeva vittima, anche quando mi vedeva quasi carnefice. In quei casi, mi fermavo e mi facevo due domande, e agivo per fermare la deriva. Dalla mia esperienza – tanto quanto vittima, quanto come osservatore – prima su Twitter e ora su Bluesky, nella comunità gay maschile, è assolutamente sdoganato e anzi visto come momento aggregante (anche in questo specifico caso). E questo è un problema grosso.

OK ma cosa c’entra Turbomicio? E in che senso “social ingegneria”?

Quello qui sopra è lo screenshot di una conversazione privata su Bluesky con uno che consideravo amico ma che a quanto pare aveva troppo sonno per esserlo. Ed era un “messaggio da notaio in busta chiusa” che, neanche a dirlo, si è rivelato profetico.

Io non ho idea di cosa sia successo dietro le quinte intorno a ottobre 2025, perché non ho la palla di vetro. Ma a partire da quel momento, l’interazione con Turbomicio – che fino a quel momento era piacevole e positiva – ha cambiato rapidamente registro in maniera palpabile.

Per questa ragione, non sono rimasto particolarmente stupito dalla presenza dei suoi like in praticamente ogni post che mi attaccava, né dalla sua progressiva partecipazione sempre più attiva e sempre più aggressiva a questa vicenda. Così come non sono rimasto stupito dalla pubblicazione del suo essai contram Gattonerom sul suo sito personale, mai usato per null’altro fino a quel momento.

Turbomicio è un ragazzo estremamente intelligente e – da quel che ho potuto capire – abituato a vincere o a percepirsi vincente. Se mi spingessi a dar retta a intuizioni della domenica, direi che è figlio unico di una famiglia relativamente benestante, ha un po’ quella personalità lì, di uno poco abituato a sentirsi messo in discussione. Mi ricorda in parte un vecchio amico dei tempi di Splinder, anche lui indirettamente invischiato nella mia storia di bullismo del 2015 e che ora su Bluesky si fa chiamare Kirkira.

Quali che siano le sue ragioni, da un certo punto in poi ha applicato nei miei confronti un approccio punitivo che mi pare seguire i principi del no-matter-what. In sostanza, me la vuole fare pagare:

Non pensate di usare la gente come parafulmini pensando sia gratis.

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-07-17T10:36:25.404Z

Il suo “L’affare Gattonero” non è altro che una rielaborazione ed espansione – come detto all’inizio del mio post: punitiva – di questo suo contributo su Bluesky:

Molto furba l'idea di scrivere un post palesemente ragebait chiudendo i commenti, dove l'unica opportunità che hanno le persone per rispondere è citarlo.Meno furba l'idea di cancellare migliaia di post, compresi quelli incriminati, facendosi passare per santo ingiustamente perseguitato.

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-09-14T09:00:38.626Z

Nel suo post su Pckt.blog espande proprio questo spin, che cerca di tracciarmi come un macchiavellico ragebaiter contemporaneamente furbo e poco furbo – perché Turbomicio è, ovviamente, più furbo di me e ha capito tutto – che compie ogni singola azione guidato da riprovevoli obiettivi mefistofelicamente pianificati anziché – la butto lì – da impulsi/ragionamenti emotivi legati all’essere stato attaccato e “abbandonato” dalla sua comunità due mesi prima.

L’opera di decontestualizzazione di cui parlavo in “Premessa” serve infatti a deumanizzarmi e a svuotarmi di emozioni e sentimenti, per rendere credibile la critica e giustificabile l’operazione di annientamento totale.

Peccato che neanche due mesi prima, Turbomicio scriveva questo:

In tutto questo noto vittimismo, manie di persecuzione e bullismo.Sì, bullismo, perché andarsi a spulciare i like con un profilo secondario e taggare qualcuno a causa di un like che non ti piace per addossargli accuse ridicole è bullismo, oltre che persecuzione.Stacce.

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-07-17T10:10:12.009Z

Insomma: andare a leggere (“spulciare”) i contributi passati di un utente è una azione da censurare; ma far qualcosa che impedisce a qualcun altro di andare a leggere i tuoi contributi passati è altrettanto da censurare.

A luglio non si dovrebbe fare. A settembre si dovrebbe poter fare.

A luglio, taggare qualcuno per addossargli accuse ridicole è “bullismo” e “persecuzione”. A settembre, invece, non farlo è da codardi:

Onestamente vedo persone che discutono di un post dove Claudio non solo non si è assunto una mezza resposabilità, giustificandosi come neanche all'asilo, ma ha di nuovo fatto nomi senza usare i tag (coward mode) solo per mostrare il suo astio.Il suo, ti sembra un comportamento normale? Sano?

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-09-14T14:33:37.851Z

Insomma, in questo continuo spostamento di piani l’unica variabile è chi compie l’azione: se la faccio io – qualunque cosa sia questa cosa – è una inaccettabile violenta vigliaccheria.

Questa doppia morale – due pesi e due misure – viene applicata in tutto il suo post. Per esempio, Turbomicio scrive:

Nella pratica, però, in una rete sociale piccola e interconnessa come quella descritta da Gattonero (la community gay italiana su Bluesky dove tutti si conoscono e tutti si seguono), il post arriva comunque ai diretti interessati, ma glielo deve segnalare qualcun altro. Quindi la scoperta avviene sempre mediata da terzi e con un ritardo, spesso dopo che il post ha già girato ed è stato letto e commentato altrove, già metabolizzato dal gruppo.

(Che – vi verrà da ridere, forse – è esattamente quello che ho sempre detto io in relazione al vagueposting che mi riguardava. Vabbè.)

Ma a luglio, Turbomicio scriveva:

Dal momento che @faffai.bsky.social ha già detto tutto ciò che c'è da dire al riguardo, e che l'argomento per me sta sul filo della persecuzione, mi limiterò a farti notare che quando pubblichi questo genere di accuse (piuttosto di frequente, invero) il contesto è di gente che semplicemente afferma

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-07-17T10:10:12.005Z

di non pensarla come te, oppure ti ignora (e lì, sono d'accordo, ci sono poi modi e modi per farlo).Sono persone però, che giustamente, non fanno menzione di chi li ha infastiditi, per chiudere lì la questione con uno sfogo estemporaneo senza alzare polveroni. Lo faccio anch'io tutti i giorni.

— 🔩 turbominchio (@turbomicio.space) 2026-07-17T10:10:12.006Z

“Sono persone però che, giustamente, non fanno menzione di chi li ha infastiditi”. A settembre, “in una rete sociale piccola e interconnessa il post arriva comunque ai diretti interessati, ma glielo deve segnalare qualcun altro”.

“Quindi la scoperta avviene sempre mediata da terzi e con un ritardo, spesso dopo che il post ha già girato ed è stato letto e commentato altrove, già metabolizzato dal gruppo”: come diceva Stan Lee, “‘nuff said”.

Ma potrei anche sottolineare come buona parte dell’impianto accusatorio di Turbomicio nel suo post, nei miei confronti, ruotasse attorno al fatto di aver scritto un thread di post chiusi ai reply… Impianto accusatorio pubblicato su un post privo di box dei commenti, e condiviso su Bluesky in un post chiuso ai reply.

A me ha fatto un po’ sorridere.

In coda, aggiungo un ultimo caso di “Prima e dopo”, senza commento. Luglio:

Settembre:

Non che debba giustificarsi, in effetti.

Domande aperte, risposte rapide

  • “Perché hai cancellato tutti i tuoi post precedenti?”
    Ero molto incazzato con la comunità di Bluesky, e lo sono ancora. Il pensiero che mi ha guidato era “Visto che non mi vogliono, li accontento”. Un pensiero abbastanza autodistruttivo. Lo rifarei? No, la Rete è piena – piena – di miei contenuti del passato, non ho mai cancellato praticamente nulla in vita mia (per questo ho trovato l’accusa di Turbomicio abbastanza risibile: “chi mi conosce lo sa”).
  • “Perché hai pubblicato il thread alle tre di notte?”
    Perché ho finito di scriverlo alle tre di notte. Ho iniziato intorno a mezzanotte, perché ho una madre con sofferenza neurocognitive che mi ha tenuto impegnato tutto il giorno e ho una madre con sofferenza neurocognitiva che si sveglia molto presto la mattina, e quella era la finestra di tempo che avevo a disposizione per scrivere un testo articolato. E no, non “tengo i post in bozze” per pubblicarli al momento giusto, io.
  • “Perché hai pubblicato questo post alle tre di notte?”
    Perchè ho finito di scriverlo alle tre di notte. Ho avuto una giornata molto piena al lavoro e domani sarà altrettanto, e francamente sia questa che la precedente sono domande ridicole con sottintese accuse dietrologiche altrettanto ridicole.
  • “Perché non hai menzionato le persone che hai citato nel tuo thread, accusandole?”
    Esattamente per il post di Turbomicio che ho mostrato qui sopra. True story. Sono serio. E per il post successivo di Turbomicio, con l’accusa opposta, ho ricominciato a menzionare tutti. Non avrei dovuto farmi influenzare la prima volta, ho sbagliato.
  • “A proposito di errori, nel tuo thread accusatorio su Bluesky non fai autocritica!1!!!1ONE!”
    Ascolta: posto che l’ho fatto (tanto che a Turbomicio non piace COME l’ho fatto), e posto che non mi pare Turbomicio abbia fatto altrettanto, quel thread parlava di altro, e dedicare lunghi excursus ai miei difetti caratteriali con estensivi testi inappuntabili avrebbe reso quel thread infinito. Sappi solo che mi sono messo in dubbio e ho ben chiari i miei problemi e come hanno contribuito a questa vicenda. Ma mi muovo in un contesto in cui vengo accusato di cose che non ho fatto, figurati se gli avessi dato altri appigli con cui attaccarmi. E aggiungo: in che modo i miei difetti caratteriali giustificherebbero un attacco di gruppo o fotomontaggi di gattineri sulle torri gemelle?
  • “Ma davvero pensi che ci sia una congiura contro di te?”
    Non userei quella parola e no, non penso che “tutti ce l’hanno con me” né altre storie paranoiche che cercano di affibbiarmi. C’è però un gruppo di persone tutto sommato ristretto che ce l’ha molto con me, e qualche altro gregario attorno. Il resto è meccanismo della folla.
  • “Ma non avevi detto che te ne andavi e che quel thread sarebbe stato l’unico contenuto sul tuo profilo?”
    Lo avevo detto, e questa è la dimostrazione che non bisogna fare uscite perentorie di questo tipo. Ci ho pensato su, e ho pensato che sarebbe stato darla vinta a gente poco per bene. E l’idea non mi piaceva per nulla. In più, come dicevo, sono molto incazzato.
  • “Perché te la sei presa con Zhronne, Fla83, Copywankenobi, Peciolino?”
    Perché pensavo fossero miei amici, perché pensavo di aver costruito con loro un bel rapporto, perché un amico che ti tradisce fa molto più male di un nemico che ti colpisce. Perché non me l’aspettavo. Perché il loro comportamento è molto più grave di tanti altri. Perché ignavia e omertà mi triggerano parecchio. Sono un essere umano anche io, posso amare e posso odiare.
  • “Andrai avanti a lungo? Hai rotto il cazzo.”
    Mi spiace. Mi sono rotto il cazzo pure io. Non so prevedere quanto durerà né quanto tempo durerà. Ma vorrei vedere te nei miei panni.

Chi sono

Potete chiamarmi Gatto Nero, gattonero, ergattonero o tutte le infinite varianti di questo nickname che indosso da più di vent’anni.

All’anagrafe però resto Claudio Mastroianni, classe 1981, calabrese trapiantato altrove.

Attualmente in Sardegna.

Dove siete

[ .click ] è un sito raccoglitore e colllettore.

È un sito volutamente old style: se vi sentite trasportati negli anni Novanta, benvenuti nel magico mondo della vecchiaia.

Nella homepage potete trovare (quasi) tutti i miei profili social e i miei progetti personali.

Questa sezione invece è “Curated“, una raccolta semi-ragionata di miei post pubblicati sui social nel corso del tempo. È il mio modo per tenere traccia di cose che altrimenti andrebbero perse.

Se invece cercate più il mio lato professionale, come digital consultant e content strategist, date un’occhiata al mio sito principale ClaudioMastroianni.com.